Una corrispondenza del 1853 ai giorni nostri

  • 21 Marzo 2025

Dott. Massimiliano Ferroni

Uno straordinario reperto storico è da poco entrato a far parte della pregiata collezione del Museo Storico Alpini di Lugagnano.
Ne abbiamo conosciuto la storia in occasione della serata culturale  tenutatsi in baita a Lugagnano il 20 Marzo 2025, che ha avuto come ospite e  bravissimo relatore il Dott. Massimiliano Ferroni
Il carissimo amico alpino Giampaolo Rossetti, da poco “andato avanti”, ha voluto consegnare ai posteri questo prezioso documento conferendolo,  dal suo immenso repertorio personale, con un lascito testamentario al nostro museo.
Siamo nel constesto del periodo storico Risorgimentale ed in particolare al 06 Febbraio 1853, data tramandata alla storia come la giornata dei tumulti di Milano (da non confondere con le Cinque Giornate di Milano del 1848) contrassegnata da una rivolta popolare contro la tirannia dell’occupante Austriaco.
Gianpaolo, anni fa, aveva acquistato questa lettera attratto, da esperto numismatico, dai francobolli esposti sulla busta. Per poi scoprire, interpretandone il contenuto scritto con una grafia manuale tipica dell’epoca, che si trattava di un documento storico veramente unico nel suo genere. Era una corrispondenza inviata dal Sig. Ambrogio Campiglio al Marchese Fabio Pallavicini, un nobile milanese riparato in Germania a Monaco di Baviera dopo i fatti di Milano del 1848, a causa della feroce repressione austriaca che ha colpito anche la nobilità cittadina coinvolta nei moti insurrezionali. Campiglio era uomo di fiducia del nobile milanese.
Riportiamo di seguito la narrazione dei fatti di quei giorni tratta dal libro “Il Regno Lombardo Veneto a Sona”, pag. 205, del 2024 i cui autori, Renato Salvetti Valentino Venturini e Mario Nicoli, sono storici de Il Baco da Seta.

“Domenica 6 febbraio 1853, alle ore 17 scoppiò a Milano un’insurrezione popolare anti-au striaca. Sul fare della sera, un migliaio di operai e di artigiani, armati soltanto di coltelli e pugnali diedero l’assalto alle caserme, ai posti di guardia austriaci, ad ufficiali di passaggio e posti di polizia, confidando anche sulla promessa diserzione delle truppe ungheresi, che non ci fu. Tra i soldati austriaci si contarono dieci morti e quarantasette feriti. Gli austriaci riuscirono a circoscrivere la rivolta ed a spegnerla prima dell’alba del giorno successivo. Seguirono quattrocentoventi arresti, sei impiccagioni e una fucilazione. Il 10 altri quattro furono impiccati; il 14 due e il 17 gli ultimi tre. In totale i giustiziati furono sedici. A seguito dei tragici eventi il 9 febbraio Radetzky fece pubblicare un Primo Proclama. Due giorni dopo, l’11 febbraio, il Feldmaresciallo pubblicò un Secondo Proclama indi rizzato “agli abitanti del Regno Lombardo Veneto”. Il Terzo Proclama fu pubblicato il 18 febbraio e completò l’elenco delle iniziative intraprese da Radetzky a seguito degli attentati ai militari della guarnigione milanese. Quest’ultimo fu voluto espressamente dall’Imperatore, con l’aggiunta di ulteriori provvedimenti repressivi voluti da Radetzky. La vicenda trovò una forte risonanza anche a Verona. I Deputati provinciali inviarono un lungo messaggio ai Deputati comunali a girarlo ai Parroci perché fosse letto nelle chiese. Nel messaggio si diceva che “L’orrido, e nefasto avvenimento ultimamente successo in Milano, ci ha recato il più sentito rammarico ed il più profondo cordoglio. Questo esecrando delitto, che direttamente attacca la Religione, lo Stato, le famiglie, e la proprietà ci ha commossi altamente, ed ha destato in noi tali sentimenti di così vivo dolore, e di tanta disapprovazione, che non possiamo contenerli in noi stessi”.

Grazie all’appassionato ed instancabile lavoro di di Gianpaolo  abbiamo una traduzione della lettera dall’originale scritto del 1853 che di seguito riportiamo. E’ una narrazione dell’accaduto con gli occhi di chi l’ha vissuto in prima persona. Con una visione ovviamente edulcorata dal pensiero politico e dallo status sociale e culturale sia dello scrivente che del destinatario della lettera. Il parere che si da degli insorti e delle loro gesta, con un preciso riferimento alla figura storica di Giuseppe Mazzini, è alquanto sorprendente.

“Eccellenza
Nuova mi riesce la stipulazione del contratto nuziale nel giorno 21 e la stabilita celebrazione del matrimonio pel giorno 7 corrente annunciatomi colla preg.ma 1 corr.
Me ne compiaccio e suppongo che gli ultimi miei avvisi che come le scrissi ho dati, abbiano valso a superare le difficoltà.
Rimango nel desiderio di vedere gli sposi se pure le notizie di qui, di cui sto per parlarle non siano per far loro prendere altra strada massime..se ad essi perverranno esagerate e se sollecitassero la loro partenza. “La nostra città fu domenica sera il teatro di tragiche azioni. Si vociferava già che tentar si volesse una rivoluzione, ma nessuno vi credeva per la ripugnanza generale ai torbidi e per l’assoluta impotenza di mezzi. Ma purtroppo la si è voluta tentare e nel modo più iniquo.
Secondo tutte le probabilità il progetto fu combinato all’estero, e da colà venne ed ognuno è persuaso che provenga dalla setta Mazziniana, la quale abborrita come è generalmente non avrebbe potuto qui trovare seguaci che nella canaglia, e così fu infatti.
Assassini, veri sicari prezzolati verso la sera di domenica scorsa si ammutinarono e cominciarono proditoriamente ad aggredire dei militari che pacificamente si trovavano nelle strade e a disarmare alcune sentinelle e piccoli corpi di guardia e così facendo a percorrere la città cercando satelliti col denaro e loro fornendo stiletti furtivamente introdotti e cagionando un generale spavento ed allarme.
Ma la popolazione si ritirò e non prese parte alcuna, anzi la disapprovazione ed indignazione fu generale. Solo qualche timore era invalso di poter essere anche per poco in balia di tanti assassini e avanzi di galera tendenti al saccheggio.
La truppa fu messa sotto le armi, numerose pattuglie giravano ed in poche ore il tumulto fu sedato e potevasi liberamente percorrere le strade dopo numerosi arresti che si fecero di gente compromessa, perché trovata in armi o sospetta.
La cosa nell’esenziale è così finita. Senonchè il bisogno di trovare le fila e di assicurarsi del resto degli ammutinati, possibilmente dei capi da cui erano mossi e pagati, obbligò alla continuazione di misure rigorose nel successivo lunedì nel quale, se si eccetua qualche falso allarme e raro fatto, la sicurezza pubblica non fu turbata e meno nei successivi giorni. Continuavano però le misure, gli arresti, e noi siamo chiusi in città non essendo permessa l’entrata se non ai portatori d’oggetti i più necessari e la sortita se non con uno speciale permesso della superiore Autorità Militare, rimesso riguardo lo stato d’assedio.
Chiusi i teatri, sospese le corse delle strade ferrate. La popolazione però tranquilla e soddisfatta nel senso di così vedere allontanato il pericolo di altri tentativi simili che si dichiarano da tutti scellerati e pazzi.
Giova sperare che il sentimento di ripugnanza e di tranquillità della popolazione, tanto palesemente dimostrato coi fatti, possa allontanare conseguenze dannose a carico della città.
Voglia il Cielo a questo fine che fra i compromessi non si trovino nostri concittadini o almeno tali da pregiudicare la causa della generalità che per tutta la canaglia che agiva se ce ne liberassimo con una deportazione sarebbe un gran bene scaturito dalla disgrazia. Seguirono già delle esecuzioni e fra gli appiccati si conoscono soggetti che avevano scontati lunghi anni di carcere duro per rapine ed assassinii.”
Intanto arrenati gli affari, sospesi gli animi. Oh tempi!
Passando alle di Lei raccomandazioni io farò ogni sforzo per assecondarle, ma come Ella sa l’impegno della fabbrica ad Ospedaletto divenne incostabile, ed intanto che si facea era principio d’economia il fare solidamente. Ho però operato con tutta l’economia possibile scrutinando tutti i mezzi per ottenerla. Inclusivamente risparmiai i progetti, i disegni e le prestazioni d’Ingegnere. Potesse almeno essere buona l’annata dei raccolti onde abilitare i fittabili, ma purtroppo un cattivo pronostico abbiamo sulla stagione stravagante, continuamente cattiva.
Mille cose alla Sig.ra Marchesa e mi credi coi soliti veri sentimenti di stima e d’affezione.
Ambrogio Campiglio
MILANO: Insurrezione del 6 febbraio 1853(Domenica di Carnevale)”

Alpino Giampaolo Rossetti
Uomo dotato di grande intelligenza e di innumerevoli passioni per tutto ciò che è il sapere umano
Con affetto e riconoscenza
MUSEO STORICO ALPINI LUGAGNANO

Autore

  • Sono Roberto Cristini, classe 1953. Ho svolto la mia attività lavorativa nel settore alimentare. Ora sono in pensione. Sono sposato, ho due figli e due nipotine meravigliose. Sono nel mondo del volontariato dal 1974 con gli Alpini, il calcio locale e con la Protezione Civile del mio comune. Ho svolto il ruolo di soccorritore sanitario in ambulanza dal 1990 al 2010. Nel 2011 mi sono impegnato a fondo nella creazione del Museo della Baita curandone lo sviluppo, l’allestimento, la catalogazione dei reperti e la loro conservazione. Un grande progetto a cui dedico tutto me stesso tutti i giorni.

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Visite al museo su prenotazione
Indirizzo

Via Caduti del Lavoro 4, 37060 Lugagnano di Sona (VR)

Visitare il Museo Storico Alpini Lugagnano significa immergersi in due percorsi principali: quello della storia militare e quello dei mestieri e della civiltà locale. Due mondi apparentemente distanti, ma intimamente legati, perché al centro di entrambi c’erano uomini e donne che vivevano queste realtà. Combattevano per la libertà e per un mondo migliore, e al contempo lavoravano per costruire un futuro democratico e dignitoso per i loro figli.